Museo Archeologico del Chianti Senese, Castellina in Chianti

TIME-TABLE: from 10:00 am to 1:00 p.m. and from 3:30 p.m. to 6:30 p.m.
ADDRESS: Piazza del Comune
TELEPHONE:
DESCRIPTION:

TIPOLOGIA MUSEALE
Museo archeologico ed antropologico dedicato all’evoluzione del paesaggio chiantigiano e al legame tra l’uomo e il territorio, a partire dal IX secolo a.C. Il Museo raccoglie le testimonianze archeologiche e storiche di tutto il comprensorio del Chianti, conservando al suo interno i reperti e i risultati degli scavi effettuati sul territorio: dai siti di Monte Calvario e del Poggino a Castellina in Chianti, a quelli di Cetamura e Rietine a Gaiole in Chianti.

SEDE
Gli spazi espositivi del Museo Archeologico del Chianti senese si trovano nel centro storico Castellina in Chianti in Piazza del Comune, 18 e saranno inaugurati al pubblico venerdì 21 aprile. I locali sono situati all’interno della Rocca di Castellina. Il cassero, formato da due corpi di fabbrica quadrati, con le sue alte mura, è in perfette condizioni, grazie ad un'accurata opera di restauro avvenuta all'inizio del secolo.

ENTI PROMOTORI
Il Museo Archeologico del Chianti senese è stato realizzato dal Comune di Castellina in Chianti. La struttura fa parte di un progetto di area che vede coinvolti gli altri tre comuni del Circondario del Chianti senese: Castelnuovo Berardenga, Gaiole in Chianti e Radda in Chianti oltre alla Soprintendenza archeologica per la Toscana.

MISSION
L’obiettivo del Museo è divenire un punto di riferimento espositivo e di documentazione del patrimonio archeologico e storico del Chianti (con particolare riferimento al sito di Montecalvario). La conservazione e la divulgazione delle ricchezze originarie sono, infatti, testimonianze degli stili di vita che hanno caratterizzato le popolazioni locali nel corso dei secoli e rappresentano un esempio concreto, per le generazioni future, di una corretta ed equilibrata simbiosi fra uomo ed ambiente. Il museo si propone, dunque, di raccontare, attraverso i reperti esposti, l’origine e la storia del territorio del Chianti.

TARGET
Un Museo per tutti: per i bambini, per gli adulti, per gli amanti dell’archeologia e per la comunità scientifica. Varie e diversificate sono, infatti, le tipologie di utenza a cui si rivolge il Museo Archeologico del Chianti. Target privilegiato è rappresentato dalle scuole di ogni ordine e grado, che possono fruire dell’offerta espositiva e didattica della struttura. Non va poi dimenticata la comunità scientifica archeologica in relazione soprattutto alle modalità, innovativa e dinamica, di divulgazione delle nozioni e dell’oggettistica presente. Una delle prerogative del centro, vera e propria chiave di lettura del rapporto secolare fra uomo e territorio, pone il Museo come testimonianza significativa per gli studi sullo sviluppo sostenibile e sui modelli di interazione fra civilizzazione ed ambiente.

ATTIVITÀ
Al piano terra del Museo archeologico è collocato un grande schermo, suddiviso per finestre visive, che proietterà le immagine relative al percorso espositivo, ai metodi archeologici di ricerca ed al territorio, al fine di incuriosire e stimolare il pubblico. Sullo stesso piano è situato il laboratorio museale, dove i visitatori potranno partecipare attivamente, insieme allo staff del museo, ad attività collegate all’archeologia sperimentale. L’offerta del Museo del Chianti è mossa da un filo conduttore: creare un legame tra il visitatore e il territorio di cui l’esposizione archeologica ricostruisce la storia. Per questo il laboratorio rappresenta la continuazione logica del percorso di visita attraverso le sale espositive, dove il visitatore potrà avere esperienza diretta di ciò che ha visto e sentito raccontare. Tutti i giorni, su prenotazioni, sono organizzati percorsi didattici per le scuole materne, elementari e medie, curati dagli archeologi del Museo. Nel periodo estivo saranno organizzate attività per bambini e famiglie alla scoperta del mondo etrusco e del loro legame con la terra del Chianti.
L’ALLESTIMENTO
ll primo piano si sviluppa, invece, lungo cinque ambienti separati ma uniti da un percorso di visita continuo ed “obbligato” dal punto di vista espositivo e che hanno come tema l’evoluzione del paesaggio chiantigiano a partire dal IX secolo a.C. In ogni stanza l’oggettistica è supportata da uno schermo con filmati che raccontano i ritrovamenti dei reperti esposti. La storia del Chianti è ricostruita attraverso un allestimento che si snoda lungo sale espositive, che rappresentano a loro volta diversi paesaggi e che sono testimonianze dell’evolversi delle forme di gestione del territorio.
Pastori del bronzo finale o Protovillanoviani del IX° secolo a.C.
La prima stanza è dedicata al paesaggio del Chianti nell’era protovillanoviana o dell’età del Bronzo Finale (dal 1000 al 900 a.C.). In questa epoca il Chianti è un territorio caratterizzato dalla transumanza: gli uomini sono ancora dediti alla pastorizia ma hanno una crescente vocazione agricola. In questa fase la popolazione è certamente già organizzata in villaggi e in sistemi insediativi pre – urbani, produce formaggio, fila la lana.
Principi del VI° secolo a.C.
La seconda stanza approfondisce l’evoluzione del Chianti durante il periodo dei Principi (VI secolo a.C.). In questa epoca si formano le aristocrazie etrusche al cui vertice si trova il Principe, definito anche “guerriero-cacciatore”. L’economia è basata sulle relazioni commerciali e sull’artigianato. Il Chianti, forte della sua collocazione geografica, diventa uno dei punti strategici per il commercio tra il nord e il sud dell’Etruria. Nel VI secolo gli Etruschi e i Fenici dominano il Mediterraneo mentre i Greci occupano, con basi commerciali ed insediamenti, la costa campana. In relazione attiva con le grandi città della costa tirrenica (Populonia) e con quelle del centro Italia (Chiusi), Il Chianti contribuisce alla grande stagione della formazione delle aristocrazie etrusche. Ai vertici della piramide sociale si trova ora il Principe: un signore, che è solito definirsi un “guerriero-cacciatore” e che ha intorno a sé una corte formata da vari gradi subalterni. Il Principe, inoltre, è signore di un territorio in cui risiede e che controlla personalmente con il proprio apparato.
Ceto medio del III° secolo a.C.
La terza stanza analizza il periodo intorno al IV - III secolo a.C. e si focalizza sulla nascita dei primi insediamenti di altura con la presentazione dei reperti rinvenuti all’interno dei siti archeologici del Chianti come ad esempio a Poggio la Croce. In questo periodo la società etrusca è caratterizzata da una minore intensità degli scambi commerciali verso l’esterno e da un forte fenomeno di urbanizzazione. I principi si spostano nelle città ma non perdono però la proprietà della terra, con la conseguente necessità di trovare qualcuno che l’amministri. Nasce così un nuovo ceto medio a cui affidare il controllo del territorio preposto allo sfruttamento agricolo e pastorale (le prime forme, quindi, di proprietà privata). Si sviluppano insediamenti urbani complessi, che si avvalgono di maestranze specializzate come i muratori e gli architetti. I santuari, un punto di passaggio e di raccordo tra i centri rurali nati in epoca precedente ed i nuovi centri urbani, sono frequentemente visitati da pellegrini che acquistavano oggetti raffiguranti le divinità. Nel Chianti si sviluppa soprattutto la città di Fiesole, il cui territorio è delimitato da tre insediamenti di rilievo: Cetamura (Gaiole in Chianti), Poggio la Croce ( Radda in Chianti) e Salivolpi (Castellina in Chianti). La particolarità di questa sezione è quella di ospitare molti oggetti provenienti dalla vita e dalle attività quotidiana di coloro che abitavano gi insediamenti. Di particolare menzione il ritrovamento di semi di vite e di un torchio, probabilmente vinario, che fa presupporre una produzione vinicola di tipo intensivo, non destinata, dunque, solo all’autoconsumo ma al commercio. La scoperta che la vite venisse coltivata nel Chianti già nel IV° - III° secolo a.C. contribuisce in maniera decisiva a definire l’identità e l’assetto territoriale che caratterizza, ancora oggi, questo territorio.
Sala focus
La quarta sala non presenta un’esposizione permanente, ma verrà allestita periodicamente per illustrare un argomento di particolare interesse. All’apertura del Museo, la sala focus sarà interamente dedicata al sito di Montecalvario, testimonianza simbolo dell’origine della ricerca archeologica sul Chianti.
La vetrina degli indizi
Il Museo Archeologico del Chianti Senese si propone come una struttura dinamica, che si rinnova. Da qui l’idea di creare una stanza dedicata all’esposizione di reperti su cui approfondire l’origine, la storia e le funzioni. La vetrina ospiterà, al momento dell’apertura del Museo, i seguenti “indizi”: un paio di orecchini in oro, che potrebbero attestare una presenza Longobarda nel Chianti, dei bronzetti provenienti da Impruneta, una pietra confinaria – cippo ritrovato a Bagno a Ripoli – che demarcava il confine del territorio di Fiesole.

VISITE PER BAMBINI E LABORATORIO MUSEALE
Il Museo organizza visite guidate, solo su prenotazione, per classi e per gruppi scolastici. I bambini e i ragazzi delle scuole verranno accompagnati lungo il percorso museale da operatori specializzati che forniranna informazioni “a misura di visitatore”. Le classi e i gruppi scolastici possono inoltre scoprire il Museo attraverso attività di animazione organizzate dagli archeologi e dagli operatori: da giochi didattici a squadre alle proiezioni personalizzate, fino alla partecipazione ai laboratori di archeologia sperimentale. Al piano terra è situato il laboratorio museale, dove i visitatori e gli alunni interessati potranno realizzare, attraverso un tornio a pedale e all’aiuto di esperti archeologi, oggetti, armi e calchi in argilla, per riprodurre le opere esposti nel Museo. Da questo spazio si può poi raggiungere un’area esterna, prolungamento del laboratorio e luogo ideale per realizzare all’aria aperta oggetti di maggiori dimensioni. Simulazioni di scavo, legate a progetti di archeologia sperimentale, vengono organizzate presso lo scavo di Poggio alla Croce. Da primavera fino all’autunno il personale del Museo è disponibile, su prenotazione, per l’organizzazione di visite guidate agli scavi, simulazioni e visite tematiche nei siti di interesse. A gruppi e scolaresche verranno fornite le cartine dei percorsi mentre – per i siti già attrezzati – i visitatori potranno esplorare gli scavi in piena autonomia, attraverso le autoguide realizzate ad hoc per bambini ed adulti.
Un museo che racconta le origini del territorio del Chianti, risultato di un secolo di ricerche archeologiche e dall’impegno profuso dalle amministrazioni comunali dell’area nell’elaborazione di progetti educativi e didattici sulla valorizzazione del patrimonio locale. Un museo non solo archeologico ma anche antropologico, un museo che vede il paesaggio e l’interazione tra l’uomo e l’ambiente come i principali protagonisti. Sono queste, in sintesi, le caratteristiche del Museo Archeologico del Chianti Senese che sarà inaugurato venerdì 21 aprile a Castellina in Chianti, in provincia di Siena. La nuova struttura, situata in uno dei borghi più suggestivi della campagna toscana, raccoglie le testimonianze archeologiche e storiche di tutto il comprensorio del Chianti, conservando al suo interno i reperti e i risultati degli scavi effettuati sul territorio: dai siti di Monte Calvario e del Poggino a Castellina in Chianti, a quelli di Cetamura e Rietine a Gaiole in Chianti. Il Museo costituisce una vetrina della complessa realtà archeologica di un’area che è stata luogo privilegiato dell’incontro tra genti di stirpe e cultura diversa. I centri rurali etruschi si svilupparono un po' ovunque a partire dalla fine del VII secolo a.C. sul territorio, come confermano i numerosi ritrovamenti (centri abitati e necropoli) avvenuti in molte località del Chianti. Tramite le tracce rinvenute negli scavi di Poggio la Croce, iniziati nel 1990 e tutt’ora in corso, è stato possibile ricostruire, ad esempio, alcuni aspetti della vita etrusca: dalla loro vocazione alla coltivazione della terra fino alla loro capacità di produrre vino. Il legame ancestrale della terra del Chianti con la vite e con il vino è, infatti, stato confermato dal ritrovamento di alcuni semi di “Vitis Vinifera”, risalenti a ventitre secoli fa nel sito di Poggio la Croce nei pressi di Radda in Chianti. Il binomio vino ed etruschi è stato ulteriormente rafforzato dal rinvenimento, all’interno dello stesso scavo archeologico, di alcuni resti attribuibili alla presenza di un torchio a pressione per la spremitura dell’uva. Tali indizi farebbero propendere per una produzione vinicola non solo legata all’autoconsumo, bensì ad una produzione intensiva e commerciale. Gli etruschi e le modalità di gestione del territorio da parte di questa antica popolazione saranno i fili conduttori non solo dell’allestimento e dell’esposizione, ma anche delle attività didattiche e delle visite personalizzate, organizzate dal Museo Archeologico del Chianti senese. La proposta museale si basa, inoltre, sull’intento di ricostruire, attraverso l’archeologia del paesaggio, l’origine e la storia del territorio chiantigiano, come risultato dell’interazione dei gruppi umani che lì hanno vissuto ed interagito, fino a determinare l’attuale configurazione del territorio. La struttura sarà contraddistinta da una stretta integrazione fra componenti tradizionali ed interattive: ai reperti archeologici verrà infatti affiancata un’ampia e dettagliata documentazione didascalica ed audiovisiva di suggestivo impatto sensoriale. Totem tecnologici, collocati all’ingresso della struttura, elaboreranno per ogni singolo visitatore guide cartacee personalizzate, di carattere informativo e didattico. Un software innovativo, infatti, sulla base delle peculiarità dell’utente, come ad esempio l’età, il livello di competenza, l’interesse, il tempo a disposizione per la visita o la nazione di provenienza, realizzerà percorsi di visita specifici. Il Museo Archeologico, articolato su due piani, è allestito secondo un criterio cronologico e territoriale che offre al visitatore un quadro generale sull'archeologia paesaggistica dell'intera area ed un approfondimento sui ritrovamenti del territorio. Al piano terra sono situati l’ingresso e l’accoglienza: spazi di sosta, che rappresentano idealmente il prolungamento della piazza antistante e che sono stati concepiti per accogliere il pubblico e stimolarne la curiosità. Un grande schermo, suddiviso per finestre visive, introduce i visitatori al percorso espositivo, ai metodi archeologici di ricerca utilizzati nell’area e ai reperti situati al piano superiore. Al piano terra sono situati, inoltre, i laboratori, dove i visitatori e gli alunni interessati potranno realizzare, con l’aiuto di esperti archeologi e attraverso un tornio a pedale, oggetti, armi e calchi in argilla, per riprodurre le opere esposte nel Museo. Il laboratorio sarà, quindi, utilizzato per attività di archeologia sperimentale, organizzate per approfondire, di volta in volta, un aspetto diverso della cultura etrusca grazie anche alla possibilità di consultare manuali e libri. Da questo spazio si può poi raggiungere un’area esterna, prolungamento del laboratorio e luogo ideale per effettuare simulazioni legate alla metodologia dello scavo archeo